GRANACCIA 2004 COLLINE SAVONESI I.G.T.

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Il granaccia
Tipico nella zona di quiliano, il Granaccia è un vino rosso di grande pregio, prodotto in quantità assai limitate. Si ottiene da uve provenienti da un vitigno denominato in Liguria Granaccia. Pare che questo vitigno, di origine spagnola, sia stato introdotto nella Valle di Quiliano intorno al XVIII da famiglie locali che avevano avviato con la Spagna un commercio basato principalmente sulla produzione di carta ma che in quel paese possedevano anche terre e vigneti.
Il Granaccia è un vino di colore rosso intenso tendente al rubino carico dopo 3-4 anni di invecchiamento ; da giovane ha un odore vinoso, fragrante, che può farsi intenso con sentore di more e di ribes se adeguatamente affinato. Nella fase ottimale questo vino acquista un sapore caldo, sapido e vellutato.
Vino sincero, il Granaccia si abbina principalmente a piatti a base di carne, specie di cacciagione ma si accompagna molto bene anche ai formaggi a pasta dura dal sapore deciso. Deve essere servito ad una temperatura di 18°C, in bicchieri a calice leggermente panciuti con stelo medio e stappato almeno un’ora prima.
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| Esame visivo: Quasi cristallino, di un non comune rosso rubino vivace con lieve tendenza al porpora ed unghia rosacea, di media concentrazione apparente e media trasparenza, gli archetti sul bicchiere si formano fitti, con lacrime abbastanza larghe ed abbastanza lente nello scendere: abbastanza consistente/consistente.Esame olfattivo: Intenso, di un fruttato ancora fragrante di frutta fresca e croccante, corbezzoli, ribes rossi, lamponi e ciliegie, che sembrano emergere da un fondo gradevolmente vegetale e tipico di mallo di noce ed anche aromatico e fresco di menta. Con il passare dei minuti la ciliegia si fa più vigorosa amarena e si avvertono note speziate di noce moscata, pepe bianco e liquirizia dolce. E’ un contesto franco, sottile, fresco e deciso nello stesso tempo, di medio/alta complessità e di qualità che rasenta l’eccellenza.
Esame gustativo: Secco, di media forza le sensazioni caloriche dell’alcool e la morbidezza glicerica. Nerbo acido, una certa sapidità e tannino in quantità, già gradevole ma che può arrotondarsi ancora, fanno ancora pendere come notato all’esame visivo ed a quello olfattivo, la bilancia dell’equilibrio dalla parte della gioventù. Sotto il palato si mostra di buon corpo, con materia che si avverte tra lingua e palato come ci dimostrerà poi anche il deposito che rimarrà sul fondo della bottiglia (è un vino non filtrato). Corrispondenza gusto/olfattiva come pochi, è persistente e le sensazioni finali sono fresche ed inappaganti: “on reste un peu sur sa fin” direbbero i cugini d’oltralpe; si ha voglia di ricominciare.
Stato evolutivo: Pronto.
Giudizio finale: E’ bello riconoscere il vitigno originario degustando un vino. Qui l’Alicante mostra tutta la sua tipicità accanto ad una beva gradevolissima, i tredici gradi e mezzo non si avvertono. E’ un vino ritrovato dopo il rischio di cadere nell’oblio . Da non perdere, almeno una volta nella vita.
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Questo articolo è stato pubblicato il giovedì, 22 novembre 2007 alle 16:27 e classificato in Vino del mese. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
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